L’arma militare? Torna a dividere la custodia del fucile d’assalto.

La Commissione europea vuole inasprire la legge sulle armi per evitare, a suo dire, atti terroristici. In base ai trattati di Schengen la Svizzera dovrebbe allinearsi. Per i militi dell’esercito svizzero si prospetta il divieto di portare a casa l’arma d’ordinanza. Ciò non è compatibile con il diritto svizzero e le nostre tradizioni. Le proposte europee, che nascono da questioni emotive, vanno oltre l’obiettivo primario di lottare contro la criminalità e colpiscono unicamente i detentori responsabili di armi. Infatti i criminali non registrano le loro armi e gli autori di folli gesti utilizzano strumenti al di fuori di ogni controllo.La Svizzera è un paese di tiratori appassionati e i militi sono fieri di poter tenere la propria arma a casa. Tale consuetudine è tipicamente elvetica e profondamente radicata nel tessuto sociale. Chi è fortemente legato alla Patria e ai suoi valori non rinuncerebbe facilmente a questo diritto. In concreto rappresenta l’aspirazione di vivere liberi, sicuri ed indipendenti in uno stato democratico, senza pressioni dall’esterno. È in pericolo la secolare tradizione elvetica legata al tiro e la nostra legislazione liberale sulla detenzione delle armi.
È l’ennesimo esempio del rischio di una strisciante adesione all’UE. Ci si conforma supinamente al diritto europeo senza possibilità di eccepire nulla al riguardo. In realtà sono lo stato di diritto ad essere in pericolo, le istituzioni, le nostre consuetudini e la democrazia diretta che tutti apprezziamo. Occorre opporsi fermamente a queste dinamiche dannose prima che sia troppo tardi!

Roberto Badaracco
Deputato PLR Gran Consiglio
Colonnello SMG


Pubblicato su Il Caffé, 28.02.2016